giovedì 21 novembre 2019

IL MESE DELLO SCORPIONE

L’OTTAVA FATICA


“LA DISTRUZIONE DELL’IDRA DI LERNA”


Scorpione  –  23 Ottobre – 22 Novembre

AFORISMA


Conosco la polvere della battaglia e il clamore delle armi.
Ogni giorno mi cimento nella lotta, soffrendo e sanguinando per ogni singola prova.
Perdo, vinco, mai mi arrendo.
Non mi basta vincere una battaglia, anelo alla vittoria finale. Cerco il trionfo.
Io sono l’alchimista che muta lo sterco in oro.
Le scorie di me stesso le trasformo in fermento di vita.
Mille volte muoio e altrettante rinasco vittorioso e trionfante.

MOTTO DELLO SCORPIONE


“Sono il guerriero e dalla battaglia esco trionfante”.

Tutta l’Umanità è alle prese con la prova dello Scorpione.

Perché? Per il semplice fatto che tutti noi dobbiamo affrontare ogni giorno temi come il sesso, la ricerca del benessere materiale, il denaro e la finanza, la paura, l’odio, il desiderio di potere, l’orgoglio, l’illusione di essere separati dagli altri, la crudeltà.

Queste sono esattamente le prove che oggi come esseri umani ci troviamo a dover affrontare, il mondo ne è pieno e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Per affrontare e vincere questi aspetti della natura umana inferiore dobbiamo diventare dei guerrieri, che lottano impavidi contro le tendenze della parte istintuale ed emotiva della nostra natura.

Il male si sconfigge partendo da noi stessi perché le radici sono dentro di noi e non possiamo illuderci che esistano scorciatoie per la vittoria su queste tendenze.

Ovviamente in questo caso si tratta di una lotta interiore, ma per questo non dobbiamo sottovalutarla, perché millenni di desiderio ci hanno condotti al punto in cui siamo.

Scorpione ci invita a combattere e ci mostra come fare: uccidere l’idra, cioè il piccolo sé, con coraggio, la cui radice è cor – cordis, cuore, e difatti di un eroe si dice che ha “un cuor di leone”, con umiltà poiché l’eroe sa che “in basso non ci sono soluzioni, in Alto non ci sono problemi”, e quindi si inginocchia davanti al Sé Superiore e alla Sua Luce salvifica.

La prova dello Scorpione ci assicura che se sradichiamo le radici del male con coraggio e umiltà possiamo vincere e uscire dalla battaglia vittoriosi.

IL MITO


Il Maestro chiamò Ercole e gli disse:

“Dovrai oltrepassare l’ottava Porta, ma prima dovrai liberare la palude di Lerna da una  mostruosa Idra a 9 teste che da molto tempo sta seminando intorno a sé desolazione, fetore e morte.
Sappi che nell’antica Argo, a seguito di una grande siccità, la ninfa  Amimone, con l’aiuto di Nettuno, fece sgorgare dalla roccia tre ruscelli limpidissimi, ma subito arrivò in quei luoghi  una mostruosa Idra che  stabilì la sua dimora nella  malsana palude di Lerna creando il panico in tutta la campagna circostante.
La ripugnante Idra ha 9 teste, di cui una è immortale.
Preparati a combattere il mostro, ma tieni presente che i mezzi comuni non ti serviranno. Appena distruggerai una delle 9  teste, subito al suo posto ne appariranno altre due.
Un solo consiglio posso darti: -NOI CI ELEVIAMO INGINOCCHIANDOCI, CONQUISTIAMO ARRENDENDOCI, GUADAGNAMO DONANDO-
Ora va e combatti l’Idra. “

Ercole partì fiducioso ma quando fu nei pressi della palude di Lerna fu assalito da un fetore così orrendo da esserne quasi sopraffatto. Le sabbie mobili rischiavano di inghiottirlo ad ogni passo.
Finalmente scovò la tana dell’Idra, un antro completamente buio, ma la bestia non si lasciava  vedere. Ercole allora immerse alcune frecce nella pece bollente e cominciò a scagliarle nell’apertura della caverna.
L’Idra inferocita si slanciò contro Ercole il quale, con un colpo potente, le staccò di netto una delle teste.  La testa rotolò nel pantano ma al suo posto ne apparvero immediatamente altre due. Ercole  allora attaccò il mostro con rinnovato vigore, ma ad ogni suo assalto esso diveniva sempre più forte.
Mentre stava per scoraggiarsi, si ricordò all’improvviso del consiglio del Maestro: “NOI CI ELEVIAMO INGINOCCHIANDOCI, CONQUISTIAMO ARRENDENDOCI, GUADAGNAMO DONANDO”.
Subito Ercole gettò lontano la clava, si inginocchiò, afferrò l’Idra con le mani nude e la sollevò in alto. L’Idra, sospesa nell’aria, cominciò a perdere forza e man mano che l’aria e la luce la purificavano, perdeva potere e si afflosciava, fin che smise del tutto di dimenarsi e cadde avvizzita. Ercole allora si accorse della testa immortale, la staccò e la seppellì sotto una roccia. Poi tornò dal Maestro, il quale gli disse: “la vittoria è completa. La luce dell’ottava Porta si è fusa con la tua”.

IL SEGNO – INSEGNAMENTI


Lo Scorpione è il segno del conflitto e della prova, il punto di svolta sia nell’individuo sia nell’umanità che prelude alla morte della personalità per il trionfo dell’anima.
Il suo motto esoterico è: “Sono il guerriero e dalla battaglia emergo trionfante”. Il suo reggitore sia esoterico che essoterico è Marte, il pianeta della lotta.
Che cosa ci insegna il mito?
Ercole deve cercare l’Idra dalle 9 teste in un pantano putrido e fetido.  Per combatterla e vincerla deve innanzitutto trovarla e snidarla, e la trova in  una caverna melmosa e completamente buia.
Questo avvenimento è la rappresentazione della nostra mente concreta e non illuminata  che ha stabilito la sua dimora nelle profondità sotterranee ed oscure del subcosciente. Non è facile scoprirne l’esistenza e passa molto tempo prima che ci accorgiamo che stiamo nutrendo una così feroce e pericolosa creatura.
L’Idra rappresenta la potenza dei desideri della nostra natura più bassa e tutti i nostri impulsi egoistici: ogni qualvolta riusciamo ad estirpare uno di  questi desideri o di questi impulsi, altri ne prendono subito il posto.

Ercole fa essenzialmente tre cose: usa il DISCERNIMENTO e la DISCRIMINAZIONE necessari per riconoscere l’esistenza dell’Idra, cioè  dei nostri istinti più bassi; usa la PAZIENZA per  cercare e scoprire la sua tana; usa L’UMILTA’ per portare in superficie i frammenti melmosi del subcosciente e per esporli alla luce della saggezza.
Fin che Ercole combatte l’Idra nelle sabbie mobili e nel fango, cioè nel suo stesso regno, è incapace di vincerla ed è lei ad avere il sopravvento.
Cosa significa questo?
Significa che per avere risposta a molti nostri problemi e conflitti e per poter riconoscere, vincere e superare gli istinti della nostra natura più bassa, dobbiamo innanzitutto cambiare la nostra focalizzazione e la nostra prospettiva. Il riconoscimento e il superamento degli stessi non potrà avvenire nel fango dell’inconscio e della mente concreta dove sono annidati, ma in una dimensione superiore, nel punto più alto del nostro pensiero intuitivo, nella luce della saggezza e quindi dell’anima.
Una delle teste dell’Idra è immortale: questo ci dice che ogni difficoltà, ogni negatività, ogni basso desiderio, per quanto ci possano apparire gravi, contengono un gioiello di grande valore che vale la pena scoprire.
La testa immortale viene sepolta sotto una roccia. Possiamo ricavarne il concetto che l’energia che ha creato il problema continua a rimanere viva, ma deve essere purificata e riorientata sotto la roccia della VOLONTA’. In questo modo l’energia che prima ci imprigionava  diventerà una fonte generatrice di potere.

Le 9 teste dell’Idra rappresentano i  principali problemi che ci assillano quando ci impegnamo a raggiungere l’autodominio e a diventare “ anima”.
Le prime tre teste simboleggiano i desideri associati al sesso, al benessere e al denaro.
Le tre teste centrali  simboleggiano la paura, l’odio e il desiderio di potere. Le ultime tre simboleggiano l’orgoglio, la separatività e la crudeltà.
A tutt’oggi l’uomo non ha ancora trovato una soluzione equilibrata a queste passioni.
Il sesso viene  spesso o inibito o esercitato incondizionatamente anziché essere visto come un’energia da trasmutare in sforzo creativo per trovare nuovi equilibri di vita e nuove potenzialità di espressione.
Anche la tentazione del benessere, del facile denaro e del potere, insieme a odio, paura, crudeltà, orgoglio, sono distorsioni che Ercole ci insegna a trasmutare mediante un processo di purificazione elevando il nostro pensiero fino  alla luce dell’anima per attuarne i propositi.

Dobbiamo perdere di vista la personalità e cominciare a funzionare come ANIME. Non potremo superare la prova dello Scorpione fin che non avremo purificato e coordinato i tre ruscelli, cioè la natura fisica, la natura emotiva e la mente,  facendole funzionare come un’UNITÀ AL SERVIZIO DELL’ANIMA.
In Scorpione dobbiamo dimostrare, non a qualcun altro ma a noi stessi, di aver superato la grande illusione della materia e della forma. La materia e la forma non potranno più aver presa su di noi perché abbiamo compreso che sono semplicemente un canale per la manifestazione divina.

Lo Scorpione è uno dei  segni zodiacali che conosce la morte: è la morte della personalità affinché l’anima possa dominarla ed esprimere la vita divina attraverso di essa.
E’ anche un segno di magìa, che non significa fare cose strane e insolite ma semplicemente esprimere l’anima attraverso l’uso della personalità in ogni pensiero e in ogni gesto della nostra esperienza quotidiana.

mercoledì 11 settembre 2019

Il Mese del Leone

LA QUINTA FATICA “L’UCCISIONE DEL LEONE DI NEMEA”

Leone  –  22 Luglio – 21 Agosto

AFORISMA

Io non mi cerco perchè già mi sono trovato.
Di trionfo in trionfo procedo regale dispensando favori a chi mi ama.
Io vivo nel tempo che segue la vittoria e di questa esulto.
Magnanimo, accetto la lode poichè sono il Re, non ho eguali.
Solo nel silenzio della mia coscienza mi inchino al Creatore.
Consapevole che è più Potente di me, Gli rendo l’omaggio dovutogli.

IL MITO

Il Maestro disse a Ercole:  “Il popolo di Nemea è oppresso da una grande calamità. Un terribile leone si aggira furtivo in quelle terre e con impressionanti ruggiti ghermisce tutti coloro che incontra sul suo cammino. Il popolo trema per la paura e vive barricato in casa senza più il coraggio di recarsi al lavoro o coltivare la terra.
Vai, Ercole, uccidi il leone e libera quel popolo che spera in te.”
Ercole ubbidì immediatamente, ma prima di varcare la quinta Porta spogliò la pesante armatura di cui era vestito e leggero e fiducioso, munito soltanto della sua fedele clava, iniziò la ricerca del leone.
Lo cercò in lungo e in largo mentre  il popolo di Nemea, pieno di terrore, restava nascosto dietro le porte chiuse.
Molti lo guardavano perplessi e delusi nel vederlo cercare il leone con il solo aiuto di una clava e lo mettevano in guardia contro la ferocia della belva, che sembrava essere ora qui ora là senza mai lasciarsi intravedere.
Ad un tratto Ercole avvistò il leone nel bosco. Il suo ruggito faceva scuotere gli alberi. Ercole gli lanciò tutte le frecce del suo arco ma senza riuscire a colpirlo. Alla fine gettò l’arco a terra e si lanciò verso il leone, il quale si fermò sbalordito da tanta prodezza. Ercole continuava ad avanzare e il leone, che continuava a indietreggiare, improvvisamente si voltò e scomparve nella macchia.
Ercole continuò a cercarlo per giorni e giorni sia nel bosco che sulla  montagna senza alcun risultato, finchè un giorno udì un selvaggio ruggito uscire da una caverna.
“Ucciderò il leone”, promise al popolo di Nemea che lo guardava pieno di speranza.
Depose la clava ed entrò nella caverna, la percorse fino in fondo e scoprì che la caverna aveva un’altra apertura. Ogni volta che Ercole entrava da un’apertura il leone usciva dall’altra e il compito sembrava irrisolvibile.
Dopo aver riflettuto, Ercole bloccò una  delle due aperture con alcune cataste di legna, entrò nella seconda apertura e la chiuse dall’interno, poi affrontò il leone afferrandolo alla gola e lo tenne stretto fin che cadde morto.
Il popolo di Nemea esultò dalla gioia.
Ercole scuoiò il leone poi tornò dal Maestro e stese la pelle ai suoi piedi.
Il Maestro lo accolse dicendogli: “Hai superato la quinta prova, ma ricordati che i leoni e i serpenti dovranno essere affrontati e annientati non una sola volta ma più e più volte. Ora puoi riposare”

IL SEGNO  –  INSEGNAMENTI

Il Leone è un segno di fuoco, la sua qualità è la sensibilità che porta alla consapevolezza dell’individualità.
Il motto esoterico è: “Io sono Quello e Quello sono io”.
Il Leone è il segno dell’io, della personalità, o individualità, completamente sviluppata e diventata potente.
Facendo un rapido esame delle quattro precedenti fatiche, possiamo riassumere il cammino finora percorso in questa breve sintesi:
In Ariete Ercole impara il tremendo potere del pensiero e della mente, impara a governarli e quindi ad entrare in rapporto col mondo delle idee.
In Toro impara a conoscere la natura del desiderio e a trasmutarlo in aspirazione spirituale, impara  a dominare il sesso e a usarlo nel modo giusto.
In Gemelli impara a conoscere la dualità e il senso degli opposti, e attraverso il servizio amorevole impara a  riunire il sé inferiore col Sé superiore.
In Cancro impara a trasmutare l’istinto in intelletto e l’intelletto in intuito e comprende che tutti i poteri inferiori pienamente sviluppati devono essere trasformati nelle loro corrispondenze superiori.
In Leone, la quinta fatica, Ercole diventa la “stella a cinque punte” simbolo dell’umanità individualizzata e dell’essere umano che, avendo conosciuto se stesso come individuo, diventa consapevole di essere il Sé.
In Leone cominciamo a renderci conto che abbiamo una meta spirituale, che ci siamo incarnati per nostra volontà e in piena consapevolezza allo scopo di spiritualizzare la materia ed elevarla al cielo attraverso la fatica e l’impegno del nostro lavoro quotidiano. E’ un lavoro magico che compiamo momento per momento con la nostra vita attraverso la qualità dei nostri pensieri e delle nostre  azioni  quotidiane.
Cominciamo a comprendere che lo spirito, il Padre, e la materia, la Madre, si incontrano nell’individuo e che la loro fusione produce l’unità cosciente chiamata anima, o Sé.
Il leone di Nemea rappresenta la personalità coordinata e dominante che, proprio perché potente, può diventare una forza aggressiva e devastatrice negli ambienti dove si esprime. A questo punto, l’individualità che abbiamo faticosamente costruito e che fino a questo momento è stata la nostra forza, deve essere distrutta per cedere il posto all’altruismo, che significa subordinare il Sé al grande tutto.
Perché Ercole affronta il leone in una caverna  e a mani nude?
La scienza dello spirito ci insegna che tutti gli avvenimenti più importanti si compiono in una grotta o sulla cima di una montagna, nel silenzio e nella solitudine, e che soltanto dopo aver fatto l’esperienza della caverna diventa possibile la salita alla montagna della trasfigurazione.
La lotta per vincere la personalità si compie nelle caverne della mente inferiore, ma la mente superiore non può vincere prima che l’aspirante abbia abbandonato la clava, simbolo  della vita personale egoistica, ed abbia bloccato l’apertura della caverna, simbolo delle emozioni personali.
La quinta fatica ci insegna che soltanto dopo aver costruito una forte e potente personalità possiamo combattere per sottometterla all’anima. Ma non potremo iniziare il lavoro e conseguire la vittoria se non avremo superato tutti i nostri egoismi e non avremo imparato a dominare le nostre emozioni personali trasformandole in aspirazioni e  trasferendo la focalizzazione delle nostre energie dal plesso solare alla mente, prima la mente concreta, poi  la mente superiore o intuito dell’anima.

venerdì 12 luglio 2019

L'AQUILA E IL SERPENTE


Da sempre l'aquila viene associata al serpente che contribuisce al suo significato, formando una coppia di opposti complementari, dove l'aquila simboleggia la luce, il cielo e le forze supreme, mentre il serpente è l'oscurità, la terra e le forze ctonie.

Questa favola di Esopo può far riflettere sulla simbologia dei due animali:
"Un'aquila e un serpente si combattevano a vicenda in un conflitto mortale. Il serpente in vantaggio stava per strangolare l'uccello. Un aratro srotola il serpente e lascia andare l'aquila. Il serpente irritato inietta il suo veleno nel corno dove tiene la bevanda il contadino.Il contadino ignorando il pericolo si appresta a bere ma in proprio quell'istante l'aquila cade sulla sua mano e afferra il corno con i suoi artigli versandolo e salvando la vita al contadino."

 La morale è che essere grati oltre che un dovere è un grande atto di nobiltà. 

C'è un'altra leggenda che mi ha fatto molto riflettere per il significato che sia l'aquila che il serpente portano con loro da sempre, la trasformazione, anche in ambito esoterico e alchemico:
"La leggenda della rinascita dell'aquila e del cambiamento".

Nella leggenda si narra che l'aquila sia un uccello particolarmente longevo, e che possa vivere addirittura fino a 70 anni e che tuttavia, per poter raggiungere quell'obiettivo l'aquila sia costretta ad affrontare una sfida difficile.

 Nei primi 40 anni d'età il becco dell'aquila, crescendo, ha continuato ad incurvarsi sempre di più fino a rendere difficile nutrirsi delle prede. I suoi artigli sono diventati troppo lunghi e troppo flessibili, anche qui rendendo difficile procurarsi nuovo cibo. 

Le sue penne sono diventate vecchie e pesanti, e hanno iniziato ad aderire troppo al petto rendendo più difficile il volo. Così, intorno ai 40 anni, si dice che l'aquila sia messa di fronte a 2 scelte. La prima è morire di fame a causa delle nuove condizioni che la rendono ormai inadatta a procurarsi il cibo in un ambiente competitivo. La seconda è affrontare un lungo e doloroso processo di cambiamento.

 Dunque l'aquila fa la sua scelta.
 Per prima cosa inizia a cercare un posto isolato su una montagna, un posto dove si ritirerà per ben 150 giorni. E una volta là, inizia il suo processo di rinascita. Inizia a colpire con forza il becco contro la dura roccia, incurante del dolore, fino a che, colpo dopo colpo, riesce a staccarlo definitivamente. Poi attende con pazienza che il becco ricresca più solido e più forte di prima.

 Proprio grazie al nuovo becco inizia a staccare i vecchi artigli dalle zampe, uno ad uno, e di nuovo attende con pazienza che gli ricrescano anch'essi più forti di prima. Infine proprio grazie al nuovo becco e ai nuovi artigli inizia a strappare via le vecchie piume dal petto e attende nuovamente che ricrescano quelle nuove.

 A questo punto l'aquila dopo 150 giorni di lavoro di rinnovamento, e di grande coraggio e grande sofferenza è finalmente pronta a tornare a volare, questa volta rinata e nuova di zecca! 

Con questa trasformazione potrà raggiungere il traguardo dei 70 anni di età. Questa leggenda ci può far meglio comprendere l'importanza del cambiamento che potrebbe essere necessario per proseguire. Naturalmente la consapevolezza ci aiuta a capire quando questo momento è arrivato. 

Un'altro punto che si può intuire è che cambiare spesso è doloroso e può volerci molto coraggio e molto tempo per farlo. Vuol dire uscire dalla nostra zona di comfort e rinunciare a vecchie abitudini per apprendere nuovi metodi e correre anche dei rischi. Tutto ciò ci permette di raggiungere nuovi obiettivi. 

Anche il serpente è un animale che ha più significati esoterici. Infatti il serpente con movenze sinuose emerge dalle profondità terrestri, sorgendo dagli oscuri anfratti nascosti e protetti.

Depositario di un immenso potere primordiale, custode di energia pulsante, evoca la spirale, la linea e il cerchio e per questo rappresenta il ciclo di vita-morte-rinascita, il perpetuo ritorno, la rigenerazione, il rinnovamento. Simbolo del visibile e dell'invisibile, ama nascondersi nel tepore del profondo ventre della Madre Terra, luogo primigenio in cui tutti i segreti sono conservati con cura, e le antiche energie terrestri scorrono e si concentrano.

Il serpente è figlio di queste energie e simbolo antichissimo, legato ai movimenti del sottosuolo, ai moti nascosti che danno origine al mutamento interno, al potere della trasformazione che può essere lenta o improvvisa, profonda e cullante come lo scorrere di un fiume o tremenda e dirompente come un terremoto.

 Il suo letargo stagionale e, soprattutto la sua muta, rappresentano il perenne ciclo della Grande Madre, che mostra a coloro che la vogliono ascoltare come la vita si trasformi lentamente in morte, e la morte in nuova vita; ma il serpente simbolizza particolarmente il passaggio che unisce la morte alla rigenerazione, il sonno al risveglio, ovvero il cambio di pelle.

 Per questo nel serpente vi è il potere della guarigione profonda, intesa sia come annullamento e liberazione da ogni stato oscuro e da ogni malattia spirituale, sia, sul piano materiale, come eliminazione dei mali fisici. Il suo veleno, infatti, anticamente era unito a particolari erbe medicinali e usato, in piccolissime dosi sapientemente preparate, per curare.

 Il serpente, nascosto nell'oscurità, rappresenta particolarmente l'aspetto della luna nera e il suo potere di trasformazione, il mutamento che avviene nel passaggio dalla fine di un ciclo all'inizio di quello successivo, illuminato da  una nuova luce. 

Se lo si guarda mentre si morde la coda, come nell'immagine dell'Ouroboros mitologico, si scorgerà proprio il simbolo dell'eterno ciclo senza inizio né fine.

 Il serpente che si morde la coda è la dialettica materiale della vita e della morte, la morte che esce dalla vita e la vita che esce dalla morte, non come i contrari della logica platonica, ma come una inversione senza fine della materia di morte o della materia di vita.

Come custode del potere terrestre, il serpente percepisce ogni movimento del suolo e del sottosuolo, prima ancora che i suoi effetti si verifichino e si mostrino sulla superficie della Terra e agli occhi degli uomini.

Per questo motivo è considerato l'animale della Profezia ed era proprio la Profezia ciò di cui si occupavano le antiche sacerdotesse che venivano chiamate Pythie(serpi), o drakaine, e che erano particolarmente affini all'aspetto della primitiva Dea Serpente, raffigurata nei reperti archeologici con testa di serpente, arti serpentini o simboli di spire (emanatrici di forza rigenerativa), spirali e linee ondulate, a imitare il movimento del rettile e i segni che questo lascia sulla sabbia al suo passaggio.

Come abbiamo potuto constatare sia l'aquila che il serpente come d'altronde tutti gli animali presenti in natura hanno simboli esoterici che possono aiutarci a capire profondamente noi stessi e la nostra vita. Come tutti i segni e simboli è necessario leggere tra le righe e interpretare o come amo dire, indossare il proprio significato.

lunedì 13 maggio 2019

Il Serpente Piumato 2




Nella mitologia azteca, Quetzalcoatl è una figura divina di importanza fondamentale: il suo nome, che può essere tradotto come Serpente Piumato, indica anche visivamente il concetto di unione fra cielo e terra, fra spirito e materia, fra umano e divino. Unica divinità del pantheon pre-ispanico a non richiedere sacrifici umani, era ricordato dagli indigeni per aver donato agli uomini il calendario e la coltivazione del mais.
Una delle leggende sulla sua nascita, racconta di come la dea Coatlicue, personificazione della natura madre e dell'elemento femminile, abbia concepito verginalmente il dio, grazie ad un frammento di giada  che l'avrebbe ingravidata. Il mito di Quetzalcoatl, peraltro, si confonde fino a sovrapporsi con quello di un personaggio semi-storico che porta lo stesso nome: il 10° re dei Toltechi, Ce Acatl Quetzalcoatl, che sarebbe vissuto verso il X secolo della nostra era (Ce Acatl, ossia ''1 canna'' era l'anno di nascita del re, secondo il calendario preispanico). 
L'antico sovrano era ricordato dagli Aztechi come il protagonista di una vera e propria età dell'oro: mecenate delle arti, benefattore del suo popolo, riformatore religioso (avrebbe abolito i sacrifici umani, sostituendoli con offerte di tortillas di mais), curiosamente descritto in alcune tradizioni come ''chiaro di pelle'', Ce Acatl sarebbe caduto in disgrazia a causa della casta sacerdotale conservatrice (rappresentata nel mito dal dio infero Tezcatlipoca, Specchio Fumante), che lo avrebbe costretto ad abbandonare il trono. Accusato di aver sedotto una sacerdotessa, Quetzalcoatl sarebbe fuggito e, secondo alcune versioni della leggenda, si sarebbe imbarcato sulle sponde del Golfo del Messico vicino all'attuale Veracruz, promettendo però di tornare proprio nell'anno Ce Acatl corrispondente a quello della sua nascita. Ora, essendo il calendario azteco costituito da cicli di 52 anni, l'anno Ce Acatl finiva per ricadere ad ogni inizio ciclo: così, ad esempio, la fatidica data poteva cadere nell'anno 1414, nel 1467, ma...anche nel 1519!
Proprio in quest'ultima data, su quella stessa costa del Golfo da cui il mitico re sarebbe partito, giunsero gli Spagnoli di Cortez: strani esseri dalla ''pelle chiara'' come il re-dio, portatori di una fede nuova, che gli Aztechi non poterono non scambiare, almeno inizialmente, per il loro sovrano ritornato dall'oceano orientale. D'altronde, furono gli stessi messicani, incerti sull'identità dei nuovi arrivati da loro chiamati teules, a riempire di doni preziosi e a condurre i futuri dominatori fin dentro la loro capitale, la favolosa Tenochtitlan. 
La coincidenza tra questa profezia e la data dell'arrivo di Cortez, d'altro canto, colpì profondamente non solo gli Aztechi, ma gli stessi conquistatori spagnoli, che la interpretarono da subito come un ''segno provvidenziale''. Questa è però solo una delle enigmatiche coincidenze di questa ''storia nascosta'' eppure reale che stiamo raccontando.
 Gli Aztechi non ci misero molto a capire che i nuovi arrivati non erano divinità venute a riportare l'età dell'oro: la Conquista, in effetti, fu contraddistinta da episodi di ferocia e di cinica brutalità, a cui fece seguito un periodo ancor più drammatico, in cui l'universo indigeno entrò in una crisi terribile, non solo a causa delle violenze dei nuovi padroni o delle malattie importate dall'Europa, ma soprattutto a causa del crollo di un'intera visione del mondo. Un intero popolo, infatti, aveva perso, con la sconfitta, anche il senso della sua esistenza in questo mondo, senza aver avuto tempo e il modo di acquisire i modelli culturali dei dominatori; e le conseguenze, come testimoniano i documenti dell'epoca, furono drammatiche oltre l'immaginabile. 
Le stesse conversioni al Cristianesimo, nei primi anni, furono pochissime, nonostante la presenza in Messico di uomini di grandissima carità e di nobile apertura mentale come il frate francescano Toribio de Benavente: uno dei primi europei a rivolgersi con inedito rispetto a ciò che c'era di valido nella cultura dei popoli indios; proponendo, tra l'altro,una (forse) ingenua ma significativa identificazione tra Ce Acatl Questzalcoatl, il ''re dalla pelle chiara'' nemico dei sacrifici umani, e la figura dell'apostolo missionario San Tommaso. Gli sforzi umani di missionari, tuttavia, non ebbero inizialmente grande successo, e per anni la fede di Cristo rimase essenzialmente la ''religione dei vincitori'', che poca attrazione esercitava sulle masse disperate dei figli, degli sconfitti. Tutto questo fino all'anno 1531, quando ancora una volta la nostra storia si sposa col mistero. Protagonista dell'evento che porterà all'entusiastica adesione degli sconfitti alla fede cristiana fu un uomo di origine indigena- uno dei pochi convertiti- di nome Cuauhatlatoa (Aquila Parlante), battezzato con il nome di Juan (Giovanni) Diego per analogia tra il suo nome azteco e il simbolo dell'evangelista Giovanni, che è appunto un'aquila. Fu a quest'uomo che aveva ricevuto in nome quello del Discepolo Prediletto- lo stesso a cui Gesù, dalla croce, aveva affidato la madre Maria- a cui fu donata la grazia straordinaria di essere strumento di un evento unico, di una vera e propria teofania, che avrebbe cambiato per sempre la storia di un intero emisfero. Il giorno del solstizio d'inverno del 1531, infatti, toccò a Juan Diego passare per la collina di Tepeyac- vicino Città del Messico- ed assistere all'apparizione di una ''Signora'' dolcissima che si presenterà contemporaneamente come la Vergine Maria e la Inninantzin huelneli (Madre dell'Antico Dio) o come anche riportano le tradizioni più antiche, ''Madre misericordiosa tua e di tutti coloro che abitano questa terra''. 
Per volere della divina Signora, Juan Diego comunicò al vescovo Juan de Zumàrraga l'apparizione ma, al momento di aprire davanti all'ecclesiastico il suo rozzo mantello di fibra d'agave, apparve una figura di straordinaria bellezza rappresentante la Signora dell'apparizione. Questa figura, conosciuta come la Madonna di Guadalupe, è ancora oggi una delle reliquie più affascinanti ed inspiegabili della cristianità, seconda solo alla Sindone per importanza e per gli studi scientifici a cui è stata sottoposta. Quest'immagine, infatti, continua ancor oggi a sbalordire fedeli, scienziati e semplici curiosi per la sua straordinaria conservazione (si tratta di un fragile telo di agave rimasto intatto dopo aver attraversato 500 anni, un attentato dinamitardo e un incidente causato da caduta di acido nitrico; l'assenza di pigmenti rilevabili e, soprattutto, la presenza inspiegabile di un gruppo di figure (il Vescovo Zumàrraga e i suoi uomini) nella pupilla della Signora (immagini rilevate solo in tempi recenti con l'ausilio di microscopi e computer).
Se grande è lo sbalordimento che il manto di Guadalupe sa ancor oggi trasmettere agli studiosi come ai semplici fedeli, ben più grande, tuttavia, fu la vera ''rivoluzione'' che questo miracoloso segno suscitò nell'animo morente del popolo indio. Altri messaggi, infatti, altri ''segni'' erano contenuti in quel povero tessuto d'agave: segni che nessun microscopio può aiutare a decifrare- e che anche gli Spagnoli dell'epoca ignorarono- ma che si impressero a fuoco nell'anima dei figli degli sconfitti, trasformando il loro destino. Sono segni, questi, che appartengono all'altra storia nascosta e sotterranea che stiamo seguendo, ma che parlano un linguaggio fin troppo chiaro per chi, come gli Indios, era abituato a vivere in un universo di simboli. Innanzitutto il luogo dell'evento. La collina del Tepeyac, infatti, era sacra da tempo immemorabile alla dea Coatlicue, la madre terra generosa ma terribile che per i popoli del Mesoamerica rappresentava il femminino sacro in tutte le sue forme; la stessa dea da cui era nato verginalmente il dio Quetzalcoatl. Lo stesso nome ''Madonna di Guadalupe'', che indicava un'immagine molto venerata nella Spagna medievale, fu forse scelto proprio per la sua assonanza con il nome indicante l'antica Madre Divina azteca. E' sul mantello stesso, tuttavia, che il linguaggio simbolico assume un significato senza pari, precluso come abbiamo detto agli occupanti spagnoli, ma ben comprensibile da una civiltà geroglifica come quella degli Aztechi: un ''linguaggio dei segni'' come quello che andiamo via via scoprendo dietro tutta questa vicenda. 
Sul manto dell Signora, infatti, compare una complessa mappa di stelle che, secondo i più recenti studi, rappresenta proprio l'aspetto del cielo visibile dal Tepeyac durante il Solstizio d'inverno del 1531: ivi appare la costellazione della Vergine in primo piano proprio all'altezza delle mani della Vergine. Ma il concetto più alto e contemporaneamente più chiaro è espresso da un piccolo geroglifico, il Nahui Ollin, posto all'altezza del ventre: si tratta di un piccolo fiore a quattro petali, che nell'antica scrittura pittografica designava il Centro del Mondo o la Divinità più antica: il significato che un indio poteva dunque percepire era, inequivocabile, quello di una Madre che sta per partorire la Divinità.
Il mantello di Guadalupe è dunque un perfetto esempio di profonda inculturazione spirituale, la foce di un lungo percorso sotterraneo che, leggendo i simboli, sembrerebbe attraversare come un fiume carsico il cuore di una cultura pur così diversa dalla nostra. Un'inculturazione no umana, ma, se si crede all'evento del Tepeyac, direttamente divina, in un'epoca storica in cui era molto di là da venire la dichiarazione  Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, e troppo lontane nel passato le riflessioni patristiche sui '' semi del Verbo''.
Una storia nascosta eppure reale forse, quale ultimo ''segno'', anche il nome ''Guadalupe'' sembra voler suggellare: un nome di antica origine araba, come molti nella topografia della penisola iberica, ma dal significato molto evocativo...Fiume Nascosto.

Fonte: https://www.libertaepersona.org/

domenica 24 febbraio 2019

Il Serpente Piumato 1






Il Serpente Piumato nella cultura Maya era Kukulcan uno dei tre re che secondo il loro credo hanno creato la terra. Kukulcan aveva sembianze umane e sembianze di Serpente Piumato e come uomo era raffigurato con la pelle bianca.

Insegnò ai Maya come condurre una civiltà, l'agricoltura e la medicina. Quezalcoatl era una divinità o un re che venne poi divinizzato che aveva le sembianze di un Serpente Piumato. Compare prima nella civiltà Tolteca e poi in quella Azteca.
Ora vediamo come si collega agli Archetipi. Inizialmente il sistema solare aveva come sole Giove. In seguito alla compenetrazione di una nube di idrogeno, poi fecondata da una cometa o zooide cosmico, ci fu una nuova formazione e per poco tempo questo sistema sembrò doppio, cioè brillava di due soli. Ma ben presto l'antico Padre Giove si spense come un buco nero lasciando il posto dominante all'attuale Logos Solare Cristico.
Oggi, alcuni satelliti di Giove hanno aria e acqua e sono abitabili, e la partenza per la nuova inseminazione di queste Macrocellule Universali è stata data dalla cometa impattata con Giove nel 1994. Questa volontà informativa è proveniente dal nucleo manassico della Via Lattea attraverso le comete, delle quali parlo nel capitolo III.
In seguito a questo sconvolgimento solare, una grande parte del Pianeta Terra è stata espulsa, creando la Luna, che insieme ad altri due asteroidi, formarono i tre satelliti terrestri.
La Storia dell'uomo terrestre inizia circa 700 milioni di anni fa (considerati anni diversi da quelli nostri odierni) con il 4° ciclo di sviluppo cosmico terrestre. Sul pianeta terra c'era un grande continente che chiamiamo Pangea, e il grande Oceano.
In quattro zone di questo unico continente, sbarcarono quattro colonie di Archetipi o Genisti Cosmici provenienti da tre costellazioni dell'Aquila, del Toro, del Leone.

Erano quattro razze che fondarono quattro civiltà primigenie del pianeta Terra nei quattro punti dei futuri continenti, cioè:
La razza delle Pleiadi, Rossa > continente Mù Tolteco.
La razza da Alfa Centauri, Bianca > continente Groenlandia.
La razza da Orione, Gialla > continente Cià.
La razza da Procione, Bronzea > continente Africa.

Questi esseri androgeni iniziarono a trattare alcune specie animali più evolute, quali l'orca e il delfino, constatando che non si sarebbe potuto sviluppare bene il corpo umano. Ebbero invece un buon risultato quando manipolarono un dinosauro acquatico che le mitologie più antiche tramandano come Serpente Piumato.




Ce ne erano di due tipi: dal Serpente piumato argentato si ebbe l'evoluzione del Gorilla, mentre dal Serpente piumato dorato si arrivò al primo Antropoide terrestre a cui fu dato l'Ego Sum, cioè la potenzialità cosciente dell'intelligenza individuale o Spirito.
Questi "Figli", raggiunta la piena figura umana, erano ancora Androgeni, come i loro Padri. Per dar loro migliore facoltà evolutiva attraverso gli incroci, perdendo la androginità, furono divisi sessualmente in maschio e femmina.
Così nacquero Adamo ed Eva come reali risultanti del Serpente Piumato che non compirono nessun "peccato originale".
Questi sono gli Adamo ed Eva di cui è scritto "Facciamo l'Uomo a nostra immagine..." (Genesi).
Oltre ad essere laboratorio di studio da parte di scienziati, il pianeta Terra è stato visitato da molti pionieri spaziali, tra cui la razza dei Titani, di cui si conservano le vestigia di costruzioni gigantesche. Dopo la loro scomparsa come gruppo etnico, lasciarono i figli ad assolvere un compito molto delicato come custodi delle vie sotterranee di entrata di basi extraplanetarie o di accesso verso l'interno del pianeta dove si conservò l'archivio di ogni civiltà e saggezza.
Nella Siberia del nord sono chiamati Ciuciunà oppure Uomini delle Nevi, Big foot, Yeti, in altri luoghi.
La massima evoluzione di queste prime popolazioni si concluse col periodo Prelemuriano, circa 100 milioni di anni fa con una grande catastrofe: il primo dei tre satelliti, il Tir, precipitò in quella parte continentale che diventerà Oceano Pacifico formando una fossa oceanica.
In questo grave cataclisma venne distrutto il continente Mù e la razza dei Titani. Di questo continente restarono solo poche isole dove i superstiti formarono la razza Lemura.
Il momentaneo cambiamento della rotazione terrestre produsse lo spostamento dei poli che si stabilirono sul nuovo asse avente a Nord l'Himalaya e a sud l'altopiano Boliviano.
Subirono un duro colpo le specie giganti o dinosauri. Le poche razze rimaste vennero in seguito trattate geneticamente per avere una mole adeguata che non impedisse la vita dell'uomo (testimoniato da graffiti).
È durante lo sviluppo di questo periodo Lemuriano che un nuovo sconvolgimento doveva avvenire nell'intero sistema solare: gli abitanti del pianeta Mallona, che era tra Marte e Giove, provocarono l'esplosione del pianeta.
Sebbene fossero uomini-angeli, cioè alla fine della 4a dimensione evolutiva e già androgeni, governati dall'Arcangelo Lucifero, vollero sfidare l'Arte Creativa Divina, ribellandosi alle Leggi Universali.
 La manipolazione dell'Antimateria, quando ancora non erano coscienti spiritualmente e scientificamente per farlo, scatenò nel loro pianeta l'autodistruzione delle energie elementali, liberando esplosioni a catena di fusione e fissione fino alla lacerazione globale.
Non contento di questo, Lucifero, che era inserito fra gli Archetipi con il compito di determinare la proliferazione del genere umano sul Pianeta Terra, spinse i propri Uomini-Angeli scampati alla distruzione e che avevano cercato riparo presso gli altri pianeti vicini, a disubbidire all'ordine genetico per la evoluzione terrestre, facendoli accoppiare con le figlie degli uomini che non erano ancora pronte a discernere la genetica maschile e femminile producendo una nuova generazione. Da qui ebbero origine le due generazioni di Abele e di Caino. Questo è il peccato originale.
Gli ex Uomini-Angeli si inserirono e si metamorfosarono nelle quattro razze, perdendo l'androginità, la vita eterna, e iniziò la via Crucis.
Una parte dei Malloniani, per ibrido disfacimento e per continue pressioni psicoemotive di natura emorragica, perse la memoria e l'intelligenza.
Degenerati, drogati, si accoppiarono con animali e ne derivarono altre specie di scimmie.
Questa è un tipo di seconda morte dovuta al peccato commesso.
È da allora che per questo errore creativo nasce la lotta tra Bene e Male; tra Cristo, il Reggente del Nuovo Sistema Solare, e Lucifero, l'Arcangelo disubbidiente. Ora, l'Arcangelo Lucifero, per essere perdonato, cercherà di portare l'umanità terrestre alla perdizione. È il compito assegnato alle anime dannate affinché possano riscattarsi, inducendo in tentazione le anime viventi.
E questo per la volontà del Padre, come prova evolutiva di discernimento, secondo la legge del Libero Arbitrio.








giovedì 29 novembre 2018

Le impronte



Certe persone sono perseguitate da pensieri e sentimenti paragonabili a sciami di vespe da cui non riescono a liberarsi. A che cosa è dovuto questo fatto? Sarebbe lungo da spiegare. Lo spazio è percorso da ogni genere di energie, di correnti e di entità create dagli esseri che lo popolano. Alcune di tali creazioni sono molto belle; altre invece sono mostruose, e quando queste trovano una porta aperta entrano. Se non siete prudenti, vigili e costantemente collegati col mondo sublime, e se lasciate il vostro cervello, la vostra anima e il vostro cuore aperti a tutti i vagabondi dello spazio, potreste esserne spesso importunati. Se invece sapete come disporvi interiormente non potrete che attirare influenze benefiche, che verranno a visitarvi o ad accompagnarvi, dandovi ispirazioni e costante gioia.
Mi chiederete: "Ma i pensieri e i sentimenti sono delle impronte?" No, sono delle forze che le impronte attirano. E che cosa sono le impronte? Sono le abitudini che abbiamo consolidato, che determinano la natura delle influenze che attiriamo. Se le impronte sono molto belle, le immagini che verranno a imprimersi in noi saranno pure molto belle, ma se le impronte sono deformate, naturalmente il risultato non sarà un granché. Mettete nel luogo che preferite un talismano benefico; esso attirerà le influenze corrispondenti alle forze di cui è impregnato, mentre un talismano malefico, appeso per esempio sopra la soglia di casa, attirerà ogni sorta di disgrazie sui suoi abitanti. Sfortunatamente gli uomini portano in sé dei talismani malefici, preparati da molto tempo grazie alla loro ignoranza e ai loro vizi, con i quali non fanno altro che attirare ciò che è nocivo..
Per cambiare il destino bisogna cambiare le impronte, vale a dire fare degli sforzi per prendere delle nuove abitudini e assumere nuovi atteggiamenti, fino a che le vecchie impronte non saranno coperte dalle nuove. Per esempio: un uomo decide di non calunniare più il suo vicino, o di non andare più in collera, ma ha dimenticato di cambiare la sua impronta; naturalmente, alla prima occasione ricade. Si sente deluso, si pente, soffre, si ripromette di cambiare...ma la volta successiva si ripete esattamente la stessa situazione. Per comportarsi in maniera diversa, è necessario che egli compia uno sforzo per cambiare qualcosa riguardo a ciò che fa e alla maniera in cui lo fa, e quando ci sarà riuscito una prima volta, avrà tutte le probabilità di riuscirvi anche le volte successive, perché di volta in volta la nuova impronta si inciderà sempre più profondamente.
Questo è vero anche per tutte le altre tendenze deplorevoli di cui ci si vuole sbarazzare: la disonestà, la sensualità, l'ingordigia, la pigrizia, ecc.
Il giorno in cui sarete riusciti a introdurre in voi l'impronta ideale potrete dormire tranquilli; essa si incaricherà di attirare ogni genere di energie benefiche, che cominceranno ad affluire dai confini di tutto l'Universo; nel momento in cui vedranno le nuove impronte che avete adottato, le energie positive si metteranno in moto... ma abbiate pazienza, poiché occorre loro del tempo per percorrere quei milioni di chilometri necessari per arrivare fino a voi!

Questo passo del libro Il lavoro alchemico ovvero la ricerca della perfezione di O. M. Aivanhov, del 1985, è più che mai attuale e si confonde molto bene con la riprogrammazione che viene pubblicizzata da molte correnti di crescita personale dei giorni nostri.
Comunque non bisogna dimenticare che il nostro corpo e la nostra mente sono abituati a registrare qualunque evento esterno e che in base a questi avviene una reazione istintiva e automatica.
Per questo motivo la migliore pratica è quella della consapevolezza, il vivere il più possibile il momento presente e condurre il nostro corpo e la nostra mente a eseguire una cosa alla volta, con la dovuta calma e precisione estrema, ma sempre senza alcuna aspettativa, per non incorrere nelle delusioni e nell'ansia da stress.

Qui di seguito vi lascio il link della mia raccolta di poesie appena pubblicata: L'ANIMA IN POESIA DI P.A.P.S.









martedì 23 ottobre 2018

SALUTE E MALATTIA 2



D'altro canto la malattia è un processo di liberazione, nemico di ciò che è statico e cristallizzato. Ma non per questo la si deve accogliere di buon grado, né si deve incoraggiare la morte. Se così fosse, si giungerebbe a coltivare il morbo e a premiare il suicidio. Per buona sorte dell'umanità, tutta la vita è contro la malattia, e reagendo sul pensiero umano fomenta il terrore della morte. Il che è bene, poiché l'istinto di auto-conservazione e di preservare l'integrità della forma è una delle nostre massime facoltà, dono divino, che persisterà. Ma nel genere umano sarà sostituita, un giorno, dall'uso della morte quale cosciente processo di liberazione, per economia di forza e per dare all'anima uno strumento di manifestazione migliore. L'umanità però, in complesso, non è ancora pronta per tale libertà d'azione. I discepoli e gli aspiranti dovrebbero, comunque, iniziare lo studio di questi nuovi principi di esistenza.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Cos'è la Malattia?
1.  L'infermità è disarmonia e carenza di allineamento e di controllo.
   a. è presente in tutti i regni di natura.
   b. nei suoi effetti, è purificatrice.
   c. l'umanità ha terapie sue proprie, prodotte dalla mente dell'uomo.
2.  La malattia è un fatto naturale.
   a. l'antagonismo la rafforza.
   b. non è conseguenza di errore di pensiero.
3. La malattia è un processo di liberazione, e si oppone a ciò che è statico.
4. Come ogni altro processo, è governata dalla legge di causa ed effetto.
La guarigione è operata in tre modi:
1. Con le svariate terapie elaborate dalle scuole mediche, chirurgiche ed affini.
2. Mediante la psicologia.
3.Per intervento dell'anima.
Inoltre, le cause principali della malattia sono di tre specie: psicologiche, ereditarie, per contatti sociali, karmiche.
Trattato dei Sette Raggi, Vol. IV, Guarigione Esoterica,A.A.Bailey, 1953

Il guaritore, d'altro canto conosce bene le forze e le energie interne, e un poco le cause esoteriche delle malattie, ma è deplorevolmente  ignorante dell'organismo umano, e non comprende:
Primo: che il male è talvolta la manifestazione di condizioni soggettive indesiderabili. Quando appaiono in superficie essi somatizzano, possono essere individuate, curate ed eliminate; è bene rammentare che tale processo di manifestazione ed eliminazione può anche arrecare la morte del corpo. Ma l'Anima procede. Una breve vita conta ben poco nel suo grande ciclo, e vale la pena sperimentare un intervallo di infermità (anche se arrechi la morte) che spazzi via gli stati emotivi e mentali patologici.
Secondo: che il male è talora dovuto al ritirarsi dell'anima dalla sua dimora, ed è parte di quel processo. Noi lo chiamiamo morte, e può essere improvviso e istantaneo, o protrarsi a lungo, poiché l'anima può impiegare mesi e anni per lasciare lentamente la forma, che allora muore poco a poco.
Trattato dei Sette Raggi,Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey,
1953 

I bagni di mare - è bene notarlo - hanno effetto salubre sul corpo fisico. L'acqua marina, assorbita attraverso la pelle e talvolta dalla bocca, agisce come un potente profilattico.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Quanto più avanzato è l'aspirante, maggiore è la probabilità che i malanni cui va soggetto siano pronunciati e anche violenti, secondo l'afflusso, più o meno intenso, dello stimolo proveniente dall'anima.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Insomma: malattia e disordine di qualsiasi natura ( esclusi quelli incidentali, e in certa misura, quelli dovuti alle condizioni generali del pianeta, che possono causare epidemie specialmente virulente, come spesso accade dopo una guerra), e tutte le varietà di malferma salute si possono ascrivere allo stato dei centri, da cui dipendono l'attività o l'inerzia delle nadi: questi, a loro volta, agiscono sul sistema nervoso e condizionano quello endocrino; la corrente sanguigna diffonde poi in ogni parte del corpo lo stato morboso.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

La grandissima importanza che l'uomo annette alla malattia è imbarazzante per l'anima, poiché conferisce indebita preminenza alla forma, per sua natura effimera e sempre mutevole, mentre - per l'anima - le vicissitudini del corpo valgono solo in quanto contribuiscono ad arricchire la sua esperienza.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

La malattia è un'imperfezione transitoria, e la morte è solo un metodo per riconcentrare l'energia, prima di rinnovare l'attività, che tende sempre e senza sosta al miglioramento.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Qualsiasi malattia è l'effetto dell'azione o dell'inattività di qualcuna delle sette energie che scorrono nel corpo umano.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Un giusto comportamento in caso di cattiva salute è efficacissimo per infrangere separazioni, solitudine e isolamento; ecco perché un periodo di malattia vissuto in tal modo raddolcisce il carattere e conquista le simpatie. A spartire e a condividere, in senso ampio, s'impara nel dolore: anche questa è una legge.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Perché gli uomini migliori, o spirituali, soffrono, assai spesso, di malattie fisiche? Ciò avviene , probabilmente, perché l'energia dell'anima - a quello stadio - affluendo nel corpo fisico vi incontra una certa resistenza, di intensità proporzionale. L'attrito che se ne genera è così elevato che la malattia ne è la pronta conseguenza.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

L'uomo non sa quanto - in senso oggettivo - egli accresca la virulenza del male rivolgendovi di continuo il pensiero, concentrando l'attenzione sulla regione colpita.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953

Quanto più la persona è determinata a sottomettere la sua personalità al dominio dell'anima, tanto più violenta è la battaglia, con ripercussioni fisiche gravi. Rientrano fra queste i mali dei discepoli e dei mistici, in gran parte di natura nervosa, che sovente aggrediscono il cuore o la circolazione del sangue.
Trattato dei Sette Raggi, Vol.IV, Guarigione Esoterica, A.A.Bailey, 1953







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